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Intervista al prof. Giovanni Saggio

22 ottobre 2019

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È stato uno dei più grandi appuntamenti europei dedicati all’innovazione, un evento capace di riunire ricerca universitaria, start-up e imprese per mostrare soluzioni concrete e sorprendenti. Tra i protagonisti anche il professor Giovanni Saggio dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, che ha raccontato alcune delle novità più interessanti.

Tra le innovazioni che hanno attirato maggiore attenzione c’è il monitor 3D autostereoscopico. Fino a oggi, per vedere immagini tridimensionali servivano occhiali specifici. Questa nuova tecnologia, invece, permette di percepire la profondità a occhio nudo. L’effetto è sorprendente: l’immagine cambia prospettiva mentre ci si sposta davanti allo schermo, dando davvero l’impressione di poterle girare intorno.

Grande interesse anche per una casa costruita con biotecnologie, premiata come migliore start-up del Lazio.

Il sistema costruttivo rivoluziona il concetto tradizionale di mattone: non più elementi orizzontali, ma moduli verticali inseriti in una struttura metallica e poi chiusi superiormente da una seconda griglia. In questo modo si possono realizzare edifici in tempi rapidissimi: un modulo di 11 metri quadrati è stato completato in soli cinque giorni. I materiali sono biocompatibili e rigenerabili, un passo concreto verso un’edilizia più sostenibile.

Sul fronte ambientale, l’attenzione si è concentrata sulla plastica. Proprio a Tor Vergata si sta sviluppando un progetto che punta a produrre un materiale con le stesse caratteristiche tecniche della plastica tradizionale — resistente, modellabile, versatile — ma ottenuto dagli scarti del latte.

È una sorta di “plastica senza plastica”: completamente biodegradabile, si degrada in circa 45-60 giorni. Se dispersa nell’ambiente non diventa un rifiuto persistente, ma si trasforma in sostanza organica. Un’idea che richiama, in chiave moderna e sostenibile, la grande tradizione italiana della chimica dei polimeri inaugurata da Giulio Natta.

La diagnosi predittiva

Molto affascinante anche il progetto dedicato alla diagnosi medica attraverso l’analisi della voce, che vede coinvolto in prima persona il professor Saggio. Le ricerche hanno dimostrato che la voce contiene migliaia di parametri misurabili — circa 6.300 — e che una parte di questi varia in presenza di determinate patologie. Ogni organo, in qualche modo, influisce sul nostro corpo come una cassa di risonanza, modificando impercettibilmente il modo in cui parliamo.

L’orecchio umano difficilmente percepisce queste variazioni, ma algoritmi di intelligenza artificiale riescono a individuarle con grande precisione. Nei test condotti, ad esempio sul Parkinson in collaborazione con il Policlinico Tor Vergata, il sistema ha raggiunto percentuali di riconoscimento intorno al 95%.

L’obiettivo è rendere questa tecnologia sempre più accessibile: oggi si utilizzano microfoni ad alte prestazioni, ma in futuro potrebbe bastare uno smartphone. Un’app potrebbe analizzare la voce durante una normale telefonata e segnalare eventuali anomalie, invitando la persona a effettuare controlli più approfonditi. Non per sostituire il medico, ma per offrire uno strumento in più, semplice e immediato, per la prevenzione e la diagnosi precoce.